.
Annunci online

  zecche [ questo è un blog de-carlabrunizzato ]
b
         

 























 

 


15 settembre 2005

Pensione minima

 

Pensione minima

 

 

 

 

 

Ero nella merda sino al collo, non  scherzo.

Abito solo in una casa in affitto, sono vedovo: mia moglie è morta undici anni fa. Ho un figlio che lavora  in Germania. Da quando è partito, una sera d’inverno,  non l’ho più visto, però ogni tanto mi scrive. Ha avuto un bel bambino da un toccone di ragazza bionda. Mi ha mandato una fotografia. L’hanno chiamato Peter perché in Germania non si usa mettere il nome del padre, e poi Casimiro a sua moglie non piaceva, in tedesco suona male.

Quando mia moglie era viva prendevamo due pensioni e qualche spesa in più ce la potevamo permettere; poi lei morì. All’inizio cercavo di risparmiare un po’ riducendo  la spesa al supermercato, per cena una tazza di latte e un poco di pane, che fa pure meno male, però, mi erano rimaste tutte le comodità: la lavatrice, il frigorifero, la televisione, lo scaldabagno. Poi tutto è cominciato a costare sempre di più ed i miei soldi bastavano appena appena. Un giorno ebbi una sorpresa, la mia pensione era stata aumentata ad  un milione. Mi feci quattro calcoli: una volta al mese potevo andarmene al ristorante “da Peppino” per mangiare la pasta con le cozze  servito e riverito come un signore. Intanto venne l’euro e la mia pensione fu convertita a cinquecentosedici virgola zero zero. Matematico. Solo che non capii  com’è che Peppino non vide mai più la mia faccia: duecentoquaranta euro per l’affitto, ottanta per la luce, venti di bombola e poi l’acqua, l’immondizia, i detersivi e il resto per mangiare, poco ma mangiavo. Raccoglievo i centesimi e tiravo sino al mese successivo. Poi quei quattro soldi che mi davano non mi bastarono più. La sera evitavo di accendere la televisione, poi pure la luce. Si sfasciò la lavatrice: è ancora là che aspetta di essere aggiustata. E poi lo scaldabagno: feci  la misericordia di Dio, riscaldavo l’acqua nella pentola e mi lavavo. Ma quando non ebbi più i soldi per andare al supermercato mi resi conto che avevo raggiunto il fondo. Mangiai pure il pane duro nonostante i miei quattro denti; ingurgitavo tazzoni di acqua calda, ma lo stomaco è furbo, per cinque minuti lo potevo fregare, poi ero punto e daccapo. Spensi anche il frigorifero, ormai era vuoto, a cosa mi serviva? Guardavo i gatti e pensavo che certa gente se li mangia. Mi appostai  per catturarne uno, ma senza l’esca non avevo speranze. Allora iniziai a guardare i cani, più facili da avvicinare. Stavo quatto appostato con il coltello, ma sono vecchio, non ce l’avrei fatta mai ad ammazzarne uno, nemmeno di piccola taglia. E fu aspettando il momento giusto per afferrarne  uno che ebbi l’illuminazione.

Il bastardo bianco che appostavo da tutta la mattina stava mangiando qualcosa per terra. Cosa era che lui aveva trovato di commestibile e di cui io non mi ero accorto? Urlai per farlo scappare e mi avvicinai ai resti del suo spuntino. Era merda. Merda, forse di un altro cane. Erano già tre giorni che non mettevo niente sotto i denti e ce ne volevano altri dieci prima che potessi riscuotere la pensione. Se lui la mangia, pensai, è perché gli piace. Girai gli occhi e con una mano ne presi un po’. Era pastosa, come della mollica rafferma. Chiusi gli occhi per non vedere e trattenendo il respiro per non coglierne l’odore la misi in bocca. Inghiottii subito senza sentirne quasi il sapore. L’immenso piacere di ingoiare qualcosa di solido mi pervase. Ne presi ancora per rinnovare il gaudio. Che gusto aveva? Di merda, ma non ci facevo caso. Era solo un dettaglio compensato dal senso di sazietà che arrecava. Corsi a casa, misi una giacca ed uscii. Finalmente riempivo lo stomaco. Andai nel vicino  campo di calcio abbandonato dove tanti cani vagabondano. Era pieno. Ne feci una scorpacciata. Ero sazio. Avevo con me un po’ di vino vecchio e ne bevvi un sorso per sciacquarmi la bocca. Per dieci giorni sarei sopravvissuto in questo modo. E così fu. Cominciai ad abituarmici. Oggi non mi da più fastidio, anche se molto dipende da cosa ha mangiato l’animale. Evito quelle mollacchie che si impastano tra i denti. Le migliori sono quelle più solide e consistenti, non troppo scure. Esco quasi tutti i giorni per trovarne di fresche con il mio cestino. Mi fa sentire un appassionato di funghi porcini.Le afferro mettendo la mano dentro una busta di plastica che poi rigiro avvolgendo il malloppo e che annodo. Ne prendo tre o quattro e le porto a casa. Ho riacceso il frigo per poterle conservare meglio e poi, fredde, quasi non si capisce di che si tratta, si attenuano. Ne ho una piccola scorta e così ci sono giornate che posso permettermi di restare a casa. D’estate  bisogna prenderle prima che le individuino le mosche mentre d’inverno la  pioggia le rovina: si dissolvono in rigagnoli ed allora è impossibile raccoglierle.

Dicono che sono ricche di sali minerali e che i cani le mangino quando ne hanno carenza. Ormai è quasi tre anni che me ne nutro e sono qui, vivo e vegeto.

La pensione adesso mi basta e posso permettermi di accendere il televisore. Ho fatto pure aggiustare lo scaldabagno e di tanto in tanto mi gusto il piacere di una doccia calda. Il prossimo mese forse faccio riparare la lavatrice, non ne posso più di lavare a mano.

Ero nella merda sino al collo. L’ho mangiata.




permalink | inviato da il 15/9/2005 alle 16:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia           
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom