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  zecche [ questo è un blog de-carlabrunizzato ]
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16 novembre 2005

Secondo me è tutto rimbambito

 

 

 

 

Il Cardinale Ruini è contrario alla pillola abortiva del giorno dopo.

Ha pienamente ragione.

Sensibile alla lobby del prezzemolo, il Cardinale, che possiede tra l’altro ettari ed ettari di campi coltivati a erbette aromatiche tra cui quella famosa per il suo utilizzo culinario insieme ad aglio e oglio, sconsiglia l’utilizzo della pillola, il solito intruglio chimico. Meglio un rimedio erboristico, naturale. Il decottino. Un paio di mazzetti di prezzemolo a bollire in acqua. Bere ancora caldo. Il risultato è garantito. A volte ci muore pure la madre (il prezzemolo ingerito in grosse quantità è un veleno) ma sempre meglio che la pillola chimica.

Per non parlare dei cucchiai di argento. Il caro Ruini, se passa la pillola, a chi li vendi tutti i suoi bei cucchiai usati per staccare ovuli fecondati dagli uteri? Che poi quelli che mangiano minestre sono così pochi oggi che manco c’è da tentare mercati alternativi.

E allora combattiamo la pillola. In nome della Chiesa e del prezzemolo.

 

Capisco i fascisti e i rutelliani che al Vaticano sono di casa, ma Ds e Prc quattro non potrebbero dirgliele? O per ammiccare al voto integral-cattolico bisogna sopportare le incursioni del cardinale nella politica?




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25 ottobre 2005

Forza Marocco, uccidili tutti

 Ogni giorno centinaia di sub-maghrebini provenienti da Cameroun, Ghana, Senegal vengono presi a Melilla da militari marocchini e caricati su dei camion . Vengono rilasciati dalle parti di Bin Lahlou (mai nome fu più appropriato, Bin significa anche bidone dell’immondizia). Le milizie indicano loro  che in direzione del deserto, a quattro chilometri c’è la frontiera con la Libia, un’ora al più di cammino sotto il sole. Invece no,  ce ne sono duecento di chilometri. Bravi i marocchini e bravi tutti quelli che gli danno soldi perché aiutino l’Europa a difendersi dai clandestini.

Alle prossime elezioni aiutiamo fascisti, leghisti e quella strana categoria del centro-sinistra che ammicca ai votanti della CdL e che sforna leggi degne di Hitler, che hanno progettato prima e migliorato dopo il progetto della catena di alberghi CPT Inn. Votiamoli pure, tanto chi se ne fotte di quelli là a crepare nel deserto con appena due litri di acqua. Noi no, se vogliamo la compriamo al supermercato una bella bottiglia di acqua, magari alla COOP che fa così deliziosamente left..

 




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12 ottobre 2005

Stan e Katrina

 

La classe non è acqua.

 

 

 

E Katrina lo dimostra. Bella, potente, forse un po’ umidiccia. Fosse una donna? La Cucinotta. E chi se no?

Katrina ha gusto, ha scelto una bella location: ridente e amena città statunitense con un certo nonsocchè di Francia misto alla musica dell’Africa nera.

Katrina fa un po’ paura, tutti scappano. Quanta preoccupazione….la casalinga di Polizzi Generosa ha perfino lasciato la famiglia affamata perché mentre i suoi occhi erano incollati al tubo catodico le lenticchie della minestra facevano la fine di Giovanna d’Arco. È inutile, Katrina ha bucato lo schermo, si dice così no?

Considerato il gran successo subito si prova a fare un sequel. I maghi della comunicazione approfittano di un certo Stan in cerca di visibilità, un cicloncino che al confronto di Katrina pare l’acqua che vortica nel tubo di scarico del lavandino, sì, quello che si trascina i vostri sputi misti a dentifricio la mattina.

Stan dopo un attimo di notorietà  non si becca più  non dico un passaggio in prima serata, ma manco una trasmissione mocio tipo A porta a porta che invece preferisce parlare di Ballando sotto le stelle. Ma anche i guatemaltechi ballano sotto le stelle ora che Stan gli ha affondato le case. Non basta, forse perché non hanno una Carlucci dalla loro parte, eppure molti di noi ce la manderebbero a quel paese se non fosse che in mezzo a tanta marmaglia che in televisione parla solo in romanesco lei almeno presenta in italiano.

E allora? Per sapere qualcosa dell’invisibile Stan che però già ha fatto più morti di Katrina bisogna cercarsi le notizie in oscuri trafiletti ammesso che ci siano. Forse è solo tutto un problema di location….




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3 ottobre 2005

Al Giornale di Sicilia non si sciopera.

 

La presenza in edicola del Giornale di Sicilia durante lo sciopero del 1 e 2 di ottobre

 

Nonostante lo sciopero indetto, il GdS esce grazie all’impegno di vertici e giornalisti dissenzienti

Associazione Siciliana della stampa: ….la strategia dell’editore del Giornale di Sicilia punta allo smantellamento del sindacato con l’obiettivo di dilatare quanto più possibile l’area debole della redazione, quella più facilmente condizionabile: l’area del precariato….

La segreteria provinciale dell’Associazione Siciliana della stampa: ….fidando su una esigua disponibilità di alcuni colleghi che occupano posizioni di vertice e sulla debolezza contrattuale di alcuni collaboratori è stato confezionato un prodotto al di sotto degli standard.

Il comitato redazionale del Giornale di Sicilia: ….il Cdr del Gds, interprete della maggior parte dei giornalisti della testa, non si riconosce nell’edizione di oggi mandata in edicola dalla direzione e dagli editori perché realizzata con il lavoro di una minoranza di redattori e con il massiccio ricorso a collaboratori e precari…..

La risposta degli editori: …Gli editori hanno accolto la richiesta in tal senso del direttore il quale è stato formalmente sollecitato da numerosi giornalisti che si sono dissociati dalle forme di protesta scelte dal sindacato….

La risposta della direzione: Abbiamo accolto la richiesta di consistente gruppo di giornalisti che rifiutano lo sciopero come forma adeguata di pressione……..la crisi della carta stampata imponga a tutti una riflessione seria sulla necessità di superare vecchi modelli di organizzazione ormai consolidati……

I giornalisti che hanno detto no allo sciopero:…..chi oggi ha deciso di non lavorare…..lo ha fatto perché non condivide il ricorso allo sciopero come unico strumento di lotta soprattutto in un momento di grave crisi per la stampa…..anziché chiedersi per quali ragioni non ottiene il consenso, il sindacato si attarda in acrobatiche rappresentazioni di complotti…….

 

Premesso che i giornalisti che hanno No detto allo sciopero hanno riempito quaranta pagine con lo stesso standard di quelli che hanno scioperato confezionando il solito scalcagnato approssimato lecchino produttucolo utile solo ai fini della lettura dei necrologi,

si ravvede la crisi della stampa nel caso GdS in anni e anni di notizie dove il non scritto prevale sullo scritto, dove la presunta obiettività copre ogni tentativo di una riflessione che vada aldilà del forte atteggiamento di reverenza verso le forze sociali e politiche del territorio.

Si consiglia la lettura di “Il Manifesto”  o “Il pizzino” quali esempi cartacei, Indymedia o qualsiasi altra cosa che corrisponda alla ricerca su Google a mezzo Controinformazione. Ci si renderà conto del perché del calo delle vendite dei giornali, Gds compreso.

Ai non scioperanti si consiglia inoltre allungamento  linguale  perché possano meglio coprire la zona anale-perineale dei loro capi che ben li compenseranno oggi ma chissà con quale sonori calci in culo li tratteranno domani quando gli stessi lamenteranno di star leccando la sarda. 




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30 settembre 2005

Venerdì 7 ottobre Teatri Alchemici Palermo

 

 

IL VINO TINTO

 

Una donna distesa  su un letto posto al centro di una stanza vuota. Tra le gambe ha  una padella.

 

 

Occhi nivuri, occhi nivuri, sangue! Occhi nivuri, occhi nivuri, sangue!

Io ero sul letto, ora come allora. E le mie tre zie,  megere,  a orbitarmi attorno, indiavolate. Erano bisce, erano mostri.

Occhi nivuri, occhi nivuri, sangue! Occhi nivuri, occhi nivuri, sangue!

Io sarei voluta fuggire lontano. Non potevo. Non potevo.

Occhi nivuri, occhi nivuri, sangue! Occhi nivuri, occhi nivuri, sangue!

Guardavo il cuore di Maria affisso alla parete, aiutami tu! e le damigiane del vino.

Occhi nivuri, occhi  nivuri sangue! Occhi nivuri, occhi nivuri, sangue!

Come li cani, come li cani!

Con questa afa ben ci vuole un po’ di vino, bevilo tutto questo boccale, bevilo! E’ così che si tengono gli uomini legati, come li cani, come li cani! E non scappano, manco se apri il portone!

Mio marito qua ce l’ho, sopra il mio cuore! Il lutto non è  acqua fresca! E questo nero non me lo tolgo! Solo i vermi, solo i vermi potranno toccare  ancora le mie carni! Il lutto e’ cosa seria, non e’ acqua di fonte! Così sentenziava la zia Marianna, sorella di mio padre morto.

Questa e’ una giornata benedetta, figlia mia! Benedetta è!

Una signorina, una signorina! Sì, una signorina!

I maschi durano poco, muoiono presto, muoiono in guerra, s’ammazzano tra di loro! Scompaiono, e non si può dire come! Il  nonno e tre suoi fratelli andarono in campagna, ad abbeverare gli alberelli secchi. Uno non tornò più! Voleva sposare una donna senza onore! Uno lo chiamarono Peppe  Caino, ma il caino forse era Turiddu, o forse Tano! I maschi durano poco, durano poco!

Vivono meno di noi, come li cani come li cani!

Occhi nivuri, occhi nivuri, sangue! Occhi nivuri, occhi nivuri, sangue!

Il maschio va legato come li cani, come li cani, se scappa muore, lo investono,  come li cani.

E’ la femmina che lo protegge.

Benedici questo sangue, benedici questo sangue.

Presero la padella che avevo tra le cosce. Lo versarono nella damigiana del vino.

Benedici questo sangue, benedici questo sangue.

Il vino tinto, il vino tinto! Serve per gli uomini, per legarli, come  li cani, come li cani.

L’uomo e’ marinaio, la femmina e’ taverna, l’uomo viene solo per bere e la femmina ci  resta pregna!

Tingi il vino, tingilo! Rosso come il fuoco!  Non e’ l’uva che lo rende rosso, e’ la natura! 

Ogni marito e’ croce, ma ci vuole. La femmina senza maschio e’ campana senza battaglio, inutile che tiri corda, non suona! E’ vuota! E il battaglio va attaccato, attaccato stretto, se no scappa!

Maritare una figlia femmina e’ difficile, ci vuole la dote, deve essere illibata. E prima si marita meglio è. Nei paesi di mare se non si maritano subito le chiamano barche  tirate.

Che Dio ce ne scansi. Meglio fare tutto presto, meglio quando sono  giovani; fanno figli subito, crescono meglio.

Quando mi sposai,  mio marito non l’avevo mai incontrato prima! Quando lo vidi nudo per la prima volta andai di corsa  in cucina a  prendere un coltello per ammazzarlo!  Poi mi sono innamorata di Pietro mio, e ora lo porto qua, sopra il petto, sopra il cuore! E nessun uomo potrà più toccare questo petto, potrà più toccare questo cuore! Solo i  vermi, dopo che muoio.

Maria si deve sposare con il velo! Con Calogero, che il pane a casa lo sa come si porta.

Mi fecero alzare. Bisognava preparare la stanza per il ricevimento. Alle otto sarebbe arrivato il mio promesso sposo. Mi lavarono con l’acqua fredda e mi fecero indossare l’abito della prima comunione.

La zia Anna mi mise un poco di rossetto sulla bocca. Ormai e’ grande. E’ una signorina.

Quando entrai nella stanza dove tutti gli uomini stavano ad aspettarmi mi fecero un applauso. E’ bellissima. E’ una rosa! E’ immacolata! Pare la Madonna!

Ciao Maria, mi disse Calogero.

Buonasera signor Calogero, gli risposi e sentii che potevo vomitare. Era vecchio.

Mia madre mi afferrò per una mano  e mi tirò nella stanza.

Sentivo la zia Giuseppa prendere  il vino e i bicchieri e dire Bevete, questo e’ vino pestato con i piedi! Prendete questo boccale, rinfresca la gola, questo boccale!

E i bicchieri che sbattevano e che si svuotavano e che si riempivano e che sbattevano e che si svuotavano ancora.

Come li cani, come li cani, mormorò mia madre, e intanto piangeva.

La femmina nasce per fare figli, Pietro mio dieci me ne dette, tutte femmine compreso Santuzza, che  Dio  se la chiamò a tredici mesi! Solo un rimorso ho avuto, non dargli il figlio maschio! Pietro mio e’ morto, mi e’ rimasta la sua pensione, ogni anno gli rinfresco l’anima, gli faccio dire la messa,  i fiori al cimitero non glieli faccio mancare, e gli dico pure un rosario, tutti i giorni. Questa e’ la vita, che ci  possiamo fare? disse zia Marianna per consolare mia madre.

Cominciai a ricamare il corredo. Ogni sera lui veniva a trovarmi. Mi faceva schifo, quando con la sua bocca cercava di baciare la mia.

Quando feci quindici anni  mi portò un gran regalo: la data delle nozze.

Mia madre mi guardò, io abbassai gli occhi. Scappammo di notte e notte, povere e pazze, senza padrone. 

 

 




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16 settembre 2005

Sounds good, sounds true Freedom walk 11/9

 

Sounds good, sounds true

 

 

È inutile, non cerchiamo di voler sostenere a tutti i costi che il pidocchio possa avere la tosse: come fanno musica gli americani nessuno è capace. Bruce Springsteen per tutti.

The river? Magnifica.

When the saints go marching  in? Eccezionale.

My way? Un capolavoro.

A volte le musiche superano le parole di una spanna, a volte è il contrario.

E se molte canzoni sono composte da due, tre, quattro americani al più, figuriamoci cosa può succedere quando una viene realizzata da 23 individui, tutti yankee da un paio di generazioni per giunta.

È successo a Washington, 11 settembre 2005 Freedom Walk  Un numero sovrastimato di gente costretta in maglietta bianca, reclutata tra parenti e amici di stipendiati del Ministero della Difesa, associazioni di veterani e dipendenti di McDonaldo, Aol etc,  sfilava cantando una canzoncina dalla musichetta niente male ma con un testo da far letteralmente cagare, qualcosa del tipo God bless America. Un testo ruffiano, di quelli che neanche Toto Cutugno avrebbe avuto il coraggio di portare a Sanremo. Ci hanno pensato 23 sporchi pacifisti ma illuminati parolieri a migliorarla un po’: God hates America.  Provate a canticchiarla voi con il nuovo jingle e vediamo se non è tutt’un’altra cosa. Facendo il verso allo slogan di una birra potremmo dire Sounds good, sounds true.




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15 settembre 2005

Non facciamo di tutti i neri un ammollo

 

Non facciamo di tutti i neri un ammollo

 

 

Ieri sono stato a New Orleans e con il mio gommoncino attrezzato di fuoribordo quindici cavalli, armato di block notes e matita, ho esaminato bocca mascelle  e mani dei neri a testa in giù che galleggiavano.

Si sa, chi suona la tromba in qualche modo deforma le sue labbra e la pelle delle guance per consentire l’emissione dentro l’ottone di maggiori quantità di aria; quanto ai suonatori di chitarra, questi sono facili a riconoscersi: unghia della mano sinistra cortissime, unghia della mano destra lunghe e limate. Viceversa se il suonatore è mancino.

Con estrema soddisfazione ho rilevato che nessuno dei cadaveri aveva le caratteristiche del suonatore, giusto poveracci o altri fregnoni disadattati che però non fanno jazz. Meno male.

È confortante sapere che risultano fuori pericolo ben 553 jazzisti, bluesman, membri di brass-band e della composita galassia sonora della capitale della Louisiana…(Luigi Onori, Il Manifesto 9/9/05).

Sono più tranquillo, potremo contare su un buon accompagnamento musicale al funerale di un migliaio di morti di fame ancor prima che morti da annegamento o forse da inquinamento (che brutta parola).




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15 settembre 2005

Haj Ali: meglio col sacco sulla testa

 

Lasciamolo con il sacco nero sulla testa

 

 

Sì, in effetti non si vede molto. Giusto le braccia, i piedi. Sì, ha dei fili elettrici attaccati alle mani, sembra uno strano albero di Natale. Non ha il torace palestrato. Insomma, forse non è neanche umano. È solo una fotografia, se ne sono viste di più belle. Stop.

Si scopre che l’uomo di Abu Ghraib ha un nome. Poco male, tra Abdul e Mohammed tanto non si c’è capito mai niente di come cazzo si chiamano ‘sti musulmani. Haj Ali.

Ha pure una faccia. Allora è pericoloso.

Vuole parlare, in Italia, a proposito di costituzione irachena.

Tre choc in uno: ma che è un’offerta speciale di un supermercato?

Si vorrebbe quindi insinuare che quel cristo con tappeto a mo’ di poncho  e cappuccio sia vero, che non è uscito da una produzione hollywoodiana. Ma i nostri soldati c’entrano niente? Vabbè, magari a quello non gli hanno tolto un’unghia però magari, qualche graffietto a qualchedunaltro….Lasciamolo fuori.

E poi in Italia, non scherziamo. Già che il governo è in crisi, già che ancora non si smuove un appalto per la ricostruzione, già che noi preferiamo buttarli fuori e piuttosto ne facciamo entrare altri…lasciamolo fuori, sentite me.

E cosa verrebbe a fare? Un convegno organizzato dai comitati “Iraq libero”? Qui abbiamo dato tutti di testa. Perché sarebbero morti tutto quel macello di soldati americani, per consentire a quattro sciiti, quattro sunniti e quattro curdi di fare quello che gli pare? Ma và, lasciamolo fuori. Anzi, quel bel sacco, rimettiamoglielo.




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