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10 novembre 2009

bang bang assaggio - il pronto soccorso

caspita, è dal 15 settembre che non posto niente di nuovo.
prima se non rinnovavo ogni due giorni, la wood mi tirava le orecchie e mi gridava: zeccacce, questo post sa di muffa, cambialo.
ora no, voglio morire.
ah, il vespone non è mai stato ritrovato, però mia moglie è stata contenta, secondo lei con questa vespa ci sarebbe finita ammazzata, se lo sentiva.
 
Bagheria, Pronto Soccorso, ore 23:32. Dall'auto che frena si apre lo sportello e balza fuori un ragazzone tutto nervi. É Giuseppe, il figlio di Filippo Marchese; ha solo sedici anni, è coraggioso, non si spaventa del sangue, e neanche della morte. Non si spaventa di niente. Quando hai sedici anni ancora non l’hai capito cosa è che fa muovere il mondo, però sei convinto di una cosa: che tu lo puoi fermare. Giuseppe sa che suo zio è messo male e si fa coraggio, i medici esistono per questo, per curare quelli che stanno male. Insieme ad altri due solleva il corpo dello zio Gregorio. Spazio, aiuto, salvate a mio zio - prendono una lettiga e lo distendono. Dottore, dottore, veda cosa è che si può fare, questo è mio zio Gregorio, non è catti-vo, è bravo, è un pezzo di pane.
Quando il medico di turno e l'infermiere srotolano l’asciugamano non c’è niente. Il cranio è disintegrato, il cer-vello scoppiato. Giuseppe ha solo sedici anni ma ha già capito: davanti a sé ha uno che non respirerà mai più. Giuseppe guar-da lo zio Gregorio e non si sente più così grande.
Un fucile calibro 12 caricato a palla è fatto per squartare un cinghiale, non ci puoi scherzare. Questo e un altro fucile, un calibro 28, vengono lanciati da un motore mentre una macchi-na della polizia lo sta inseguendo; sono le armi usate per l’omicidio? Tutto questo avviene a Ciaculli - periferia orienta-le di Palermo, zona di mandarini, ogni mandarino è quanto la testa di un bambino, così. Ciaculli è pure territorio di Michele Greco e confina con Villabate.
Gregorio Marchese non aveva speranze.


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26 febbraio 2009

Cinghiale

3 agosto 1982. Io sono alla Rotonda. La Rotonda è un bar molto frequentato. È martedì sera. Con Antonio siamo seduti nella zona self-service. Uno con i capelli grigi a nuvola che non conosciamo parla di cose filosofeggianti sul genere società e incomprensione. Alla Rotonda è così, tutti parlano con tutti. Io ho cognizioni spicce su Pirandello. Cito i sei personaggi.
Ore 23:25. Un auto proveniente da contrada Fiorilli - si trova nella parte alta di Casteldaccia - impazza con il clacson a tutto spiano. Il traffico si blocca. L’auto procede a tutta velocità verso il Pronto Soccorso di Bagheria. Lì dentro c’è Gregorio Marchese con la testa avvolta da una tovaglia di spugna. Nell’auto anche Giuseppe, nipote di Gregorio e figlio di Filippo Marchese, cognato di Gregorio. Io continuo a bere chinotto. Antonio invece beve sciroppo di amarena. Il tipo con i capelli a nuvola non lo so. Forse non beve niente. Parla e basta. Lo ascolto e mi chiedo se mi piacerebbe essere come lui. Non alla mia età. Alla sua.
Al Pronto Soccorso la macchina arriva un paio di minuti dopo.
Gregorio Marchese ha 38 anni, fa il meccanico, la sua officina è vicino il Ponte Ammiraglio. Suo fratello è Pietro Marchese, il bosso di corso dei Mille, quello che si è unito al gruppo degli usciti, che faceva gruppo con Stefano Bontate pace all’anima sua che è già morto. Pietro Marchese lo ammazzano in carcere, a coltellate, nei corridoi del 6° braccio dell’Ucciardone.
Giuseppe ha solo sedici anni ma è coraggioso, non si spaventa del sangue. Insieme ad altri due solleva lo zio Gregorio e lo distendono sulla lettiga. Quando aprono l’asciugamano non c’è niente. Il cranio è disintegrato, il cervello scoppiato. Un fucile calibro 12 caricato a palla è fatto per squartare un cinghiale. Questo fucile e un altro, un calibro 28, vengono lanciati da un motore mentre una macchina della polizia lo sta inseguendo. Tutto questo avviene a Ciaculli, Ciaculli si trova alla periferia orientale di Palermo.
Gregorio Marchese non poteva avere speranze.
Io mi avvicino alla cassa e prendo un altro chinotto, la discussione è piacevole e la serata è calda.
L’ultimo piacere che la vita ha riservato a Gregorio Marchese è stata la parmigiana di melanzane. Si prepara il pomeriggio, così di sera è più buona.
Ci bevve sopra la birra ghiacciata. Poteva venirgli una congestione.
Il giornalista il giorno dopo scriverebbe che Gregorio è stato ammazzato perché è fratello di Pietro e come Pietro doveva morire. Poi ci ripensa: se Gregorio fosse un traditore, a casa sua non potevano esserci il nipote Giuseppe e sua madre, rispettivamente figlio e moglie di Filippo Marchese, quello che non sprecava pallottole per ammazzare le sue vittime. Meglio le mani.
Verso l’una accompagno Antonio a casa. Poi vado dritto a casa. Che è morto Gregorio Marchese ancora non ne so niente.


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